Che Genere di Gioco

Il Coordinamento Liguria Rainbow, che vede riunite associazioni lgbt e associazioni femministe genovesi nella comune lotta al sessismo e alla omofobia, assieme alla associazione AG-About Gender invitano la cittadinanza a partecipare alla giornata di riflessione e laboratori CHE GENERE DI GIOCO: quale ruolo hanno i giochi dell’infanzia nella riproduzione dell’ordine di genere, Sabato 7 dicembre 2019 presso l’Università degli Studi di Genova, DISFOR, Corso Andrea Podestà, 2.

Che genere di gioco è il secondo appuntamento di formazione, dopo Che genere di scuola nel 2017, organizzato dal CLR al fine di mettere al centro il problema della visione astratta, antistorica e dualistica del genere come stereotipo, nella scuola, nella comunicazione e nella educazione fin dalla prima infanzia. Al contrario della “teoria gender” usata dai fanatici per tenere fuori dalla scuola gli interventi di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne e dell’omofobia, la giornata di studio in programma ha per obiettivo offrire a studenti, insegnanti, educatori/trici e operatori/trici della comunicazione una riflessione sul gioco, come luogo, strumento ed esperienza corporea, soggetto alla visione consumistica e prescrittiva della differenza di genere stereotipa. Giochi per i maschi severamente distinti dai giochi per le femmine; non solo i colori rosa e azzurro come dichiarazioni di appartenenza e identità, ma spazi separati e confini differenziati entro i quali giocare con regole diverse e senza lo stesso grado di permesso per trasgredirle. Bambini astronauti, pirati, esploratori da una parte, e bambine carine, accuditive, con abilità di precisione dall’altra: quali conseguenze ha questo rigido ordine simbolico appreso nell’infanzia sui vissuti e sui destini individuali dei futuri giovani e adulti? E quali ricadute sulle relazioni inter genere e intra genere (tra maschi e femmine e tra pari), quando la gerarchia di genere confermata da stereotipi definiti erroneamente naturali convalida e favorisce il mantenimento delle diseguaglianze e delle asimmetrie di potere tra ruoli maschili e femminili? Nella visione tradizionale della complementarità tra maschile e femminile si ratifica anche la disparità di genere, il disvalore del femminile ridotto a corpo, natura, oggetto. Su questa base i soggetti non conformi come le persone gay e trans vengono femminilizzati, perché essere come le femmine è una offesa, una ‘diminuzione’ rispetto alla completezza ed autonomia del soggetto maschile. Per questo prevenire sessismo e omofobia sono attività fortemente intrecciate. Inoltre, la visione binaria e oppositiva maschio/femmina, mentre da una parte relega le donne in una condizione di inferiorità e incompletezza, dall’altra priva l’uomo della possibilità di sperimentare ed esprimere vissuti emotivi fondamentali quali la paura o la dolcezza; blocca lo sviluppo e l’apprendimento di un linguaggio emotivo necessario per la risoluzione dei conflitti interni ed esterni.

“Occorre ricordare che a lato del machismo – i ‘modi bruschi’ – esiste l’angoscia maschile di fronte alla necessità di dimostrare di essere maschi. L’idea costante e continua dell’inadeguatezza dell’esserlo solo biologicamente. […] Non si è mai maschi abbastanza, e se non lo si è, allora si è pericolosamente non maschi.” (Modi bruschi, La Cecla, Elèuthera 2010)

Non è tanto la “teoria gender che incombe sulla scuola” così come dicono certi sobillatori, a dover allarmare, piuttosto il processo di ri-genderizzazione che a partire dal mercato dei giocattoli, dell’abbigliamento e degli accessori per la scuola sta costruendo un mondo dove ruoli e destini sono prestabiliti e differenti a seconda del genere e non vi è spazio per chi non si riconosce nei suoi confini. “Gli stereotipi, che descrivono come crediamo che il mondo sia, infatti, si trasformano in prescrizioni su come il mondo dovrebbe essere” (Pink is the new black, Abbatecola Stagi, Rosenberg&Sellier 2017).

Ci dovremmo preoccupare quindi se i gender studies restano fuori dai programmi scolastici, dal momento che i modelli che stabiliscono cosa è maschile e cosa è femminile hanno un enorme potere sugli individui, cioè possono influenzare e ostacolare lo sviluppo delle potenzialità della persona, condizionando lo sviluppo della personalità. Esserne inconsapevoli significa restarne succubi; far crescere i ragazzi e le ragazze nella convinzione che essere adeguati ai modelli sia uno scudo per difendersi da tutte le avversità ed accadimenti della vita, significa sguarnirli degli attrezzi cognitivi, psicologici, critici necessari a governare se stessi/stesse e le proprie scelte.

La giornata di Che genere di gioco ha come ulteriore obiettivo quello di riflettere sul tipo di ruolo che possiamo avere come professionisti dell’educazione e della comunicazione e fornire una panoramica su alcuni strumenti da utilizzare per contrastare la stereotipia di genere, il sessimo e l’omofobia nei nostri ambienti di lavoro in rapporto con i più piccoli. Intendiamo far conoscere e valorizzare le esperienze di educazione al rispetto delle differenze, decostruzione degli stereotipi di genere, contrasto alla violenza maschile e alla omotransfobia, che vengono realizzate nel nostro paese e nella nostra città e che qualcuno vorrebbe espellere dalle scuole pubbliche in nome di un’astratta difesa della famiglia.

organizzazione della giornata:
http://www.liguriapride.it/wordpress/programma/

iscrizione: https://forms.gle/goWhqSQrgLsWUMtb9

chiusura iscrizioni: 29 novembre 2019

Progetto sostenuto con il contributo della Scuola di Scienze Sociali dell’Università di Genova e con i fondi Otto per Mille della Chiesa Evangelica Valdese.

Con il patrocinio di: Disfor, Dipartimento di Scienze della Formazione e Comitato Pari Opportunità dell’Università di Genova

Con il patrocinio della Consigliera di Parità della Regione Liguria e della Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Genova

Con accreditamento presso l’Ordine degli Assistenti Sociali e l’Ordine dei Giornalisti.