Che Genere Di Pride

Il Coordinamento Liguria Rainbow anche quest’anno organizzerà a Genova il Liguria Pride, oramai alla terza edizione!

In continuità con lo Human Pride del 2015 crediamo che la battaglia per i diritti delle persone LGBTI sia una battaglia di e per tutti e tutte. Una battaglia urgente e necessaria, perché, come le allarmanti notizie sui campi di “rieducazione” per gay in Cecenia ci hanno recentemente ricordato, l’orientamento sessuale e l’identità di genere delle persone sono ancora motivo di gravissime violenze e discriminazioni nel mondo, spesso legittimate dalle stesse istituzioni. Si tratta di una battaglia che non riguarda solo la comunità LGBTI, ma coinvolge l’intera società civile: differenze e interdipendenza sono infatti alla base della vita sociale ed escludere una singola individualità, calpestandone i diritti, comporta una perdita per l’intera collettività.

In contrasto con un modello di società dominata da logiche securitarie e dalla paura nei confronti di chi sfugge ai parametri della presunta “normalità”, rivendichiamo il diritto di tutte e tutti alla felicità e alla piena esistenza, nello spazio privato come in quello pubblico, liberi e libere da giudizi e pregiudizi. Contro il paradigma eteronormativo che identifica nell’orientamento eterosessuale l’unico orientamento corretto e nella famiglia c.d. naturale l’unico modello di famiglia accettabile, vogliamo una società accogliente, dove tutti e tutte abbiano il loro posto, in cui nessuno debba rinunciare a qualcosa per essere accettato e amato. Dobbiamo essere noi, in tutte le diverse configurazioni familiari che la società ci offre, a farci testimoni del cambiamento. Perché a fare le famiglie ci sono le persone, non i modelli unici precostituiti che rischiano di diventare veicoli di oppressione ed esclusione sociale.

Questo anno 2017 è iniziato nel nome del gender, in risposta alla mozione votata in Consiglio Regionale della Liguria, volta a dare alle associazioni per la Famiglia il potere di censurare programmi scolastici e formativi basati sull’educazione al rispetto delle differenze. Abbiamo già raccolto migliaia di firme per fermare l’attivazione dello sportello anti-gender nella nostra regione e il 4 febbraio scorso abbiamo organizzato una giornata di riflessione e studio sulla educazione alle differenze e per il contrasto alla violenza di genere e alla omo-transfobia, per mostrare ciò che le destre misogine e omofobe vogliono tenere fuori dalle aule.

Se l’allarme legato al diffondersi di una non meglio precisata “ideologia gender”, dai contenuti misteriosi e anche per questo minacciosi, torna ad affacciarsi ogni qualvolta nello spazio pubblico vi siano segnali di apertura nei confronti del riconoscimento dei diritti delle persone LGBTI, è nostro compito fare chiarezza e contrastare la visione semplicistica, antistorica e anacronistica che parla di complementarietà dei ruoli sessuali e di famiglia eterosessuale come nucleo sociale naturale e immutabile.

Il potere della parola e del simbolico è tale che, pur non esistendo ancora, lo sportello ha prodotto effetti sociali, alimentando atteggiamenti di omertà e diffidenza, con il rischio di privare le scuole di progetti che promuovano attività di contrasto all’omo-transfobia e agli stereotipi di genere e di incoraggiare campagne di intimidazione nei confronti dei/delle docenti che insegnano studi di genere. Senza contare il clima politico generale che cerca di rimuovere il problema evitando di affrontarlo in modo serio.

In modo serio vogliamo invece affrontare la questione dei diritti riproduttivi, troppo spesso liquidata con risposte repressive e punitive. L’indubbia esigenza di regolare determinati fenomeni (come l’interruzione volontaria di gravidanza e la procreazione medicalmente assistita) si è spesso convertita, specie in Italia, nel pretesto di riportare sotto controllo la libertà delle donne e di tornare a considerare il loro corpo come un “luogo pubblico” su cui legiferare ed esercitare un potere di disciplinamento. La Corte Costituzionale ha già contribuito a smontare l’impianto originario delle legge 40 sulla fecondazione assistita, ma questa legge andrebbe riscritta interamente, mettendo al centro l’autodeterminazione delle donne, anche single o non sposate. In tutti i casi andrebbero posti a carico della collettività i costi della infertilità, oggi così diffusa a causa dell’inquinamento e degli stili di vita e di lavoro incompatibili con la salute, ma anche a causa dell’assenza di serie politiche di conciliazione che spesso costringono le donne a rinviare la scelta della maternità. La questione della “gravidanza per altre/i” dovrebbe poi uscire dalle strettoie della crociata politica e delle sterili contrapposizioni, per poter essere affrontata tenendo in considerazione le implicazioni simboliche di questa pratica e il punto di vista dei diversi soggetti coinvolti.

Quanto alla regolazione delle coppie dello stesso sesso, denunciamo la gravità del fatto che il Parlamento italiano si ostini a ignorare il fenomeno dell’omogenitorialità, oggi sempre più diffuso anche nel nostro Paese, demandando la tutela dei bambini nati e/o cresciuti all’interno di coppie gay e lesbiche alla magistratura, con grave pregiudizio per la certezza del diritto e l’uguale applicazione della legge.

Nonostante i diffusi pregiudizi, come sostenuto dalla American Psychiatric Association sulla base di ricerche empiriche, in una direzione peraltro condivisa dall’Associazione Italiana di Psicologia, essere buoni o cattivi genitori non dipende dal proprio orientamento sessuale, né dall’esistenza di legami biologici. Secondo questi stessi studi, crescere all’interno di famiglie omogenitoriali non danneggia il benessere e lo sviluppo psicofisico dei/delle bambine; le uniche ripercussioni negative derivano semmai dagli atteggiamenti di ostilità a cui i/le bambini/e di queste famiglie possono essere esposti nel contesto di società omofobiche. Questi nuovi sguardi, inoltre, danno fondamento alla richiesta di modifica dellalegge sull’adozione, ad oggi vincolata alla ideologia eteronormativa che afferma la complementarietà dei sessi e la naturalità del matrimonio e dei ruoli di genere.

C’è bisogno di tempo e spazi per poter elaborare tutto questo in modo collettivo: proponiamo da tanto la creazione di una Casa Arcobaleno che possa essere luogo di confronto, accoglienza e centro di progettazione per il cambiamento.

Il Pride è una occasione per tutte e tutti di essere se stessi, rivendicando insieme uguali diritti e libertà, e manifestando insieme l’orgoglio e la gioia della costruzione delle nostre vite libere da modelli ed aspettative sociali oppressive. “La nostra rete non è di recinzione, è una rete di affetti e relazioni solidali” – citando il Pride di Palermo 2017. Noi pensiamo di avere piantato i primi semi di questa rete, ora si tratta di continuare ad avere cura di quello che abbiamo seminato nel terreno delle nostre città. Per questo vogliamo terminare la parata del Pride con una grande festa sotto il Tendone all’Expò, una festa di corpi, generi e identità capaci di stare insieme, fuori da ghetti immaginari e reali.

Sulla nostra pagina facebook e sul sito: www.liguriapride.it tutte le info relative al percorso di avvicinamento al Pride.