Associazione Liguria Pride: per i diritti LGBTQ+

MANIFESTO POLITICO | LIGURIA PRIDE 2026

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Manifesto politico Liguria Pride 2025

INESTIRPABILI | Dieci anni di Liguria Pride

Dieci anni di Liguria Pride. Dieci anni in cui la nostra furia queer – arrabbiata, gioiosa, rivoluzionaria, generativa – attraversa le strade e riempie le piazze della nostra città mettendo al centro le nostre esistenze, i nostri desideri, i nostri corpi.

Dieci anni di manifesti politici in cui segniamo nettamente da che parte stiamo: quella queer, transfemminista e antifascista, quella che nasce dai margini e fa della sorellanza prassi quotidiana, quella dell’intersezionalità e della lotta instancabile al sistema patriarcale. Anno dopo anno abbiamo guardato il mondo mutare e ne abbiamo talvolta presagito le derive. E, cambiando anche noi, abbiamo continuato a costruire il nostro immaginario, a indicare la strada da percorrere per andare verso l’unico futuro possibile: quello a misura di tutte, di tutti e di tuttu. Senza lasciare nessun* indietro.

LA PRIMA VOLTA FURONO DUEMILA CORPI E VOCI, DIECI ANNI DOPO QUASI VENTI VOLTE TANTI.

Questi dieci anni percorsi insieme non sono altro che uno tra i rami di una pianta che AFFONDA ORGOGLIOSAMENTE LE SUE RADICI NELLA STORIA DEI MOVIMENTI QUEER, FEMMINISTI E TRANSFEMMINISTI. Radici che scendono fino a perdersi nella profondità dei secoli, nelle vite di tutte le persone queer e ai margini che sono esistite ancora prima di sapersi nominare come tali.

Siamo da sempre per il sistema patriarcale una pianta infestante, scomoda, resistente che non smette mai di crescere e che come l’erba cattiva non muore mai. Non importa quante volte ha provato e proverà ancora a sradicarla, strapparla, calpestarla. Siamo INESTIRPABILI.

In questo nostro decimo anno, mentre il clima intorno a noi si fa sempre più oscuro, dominato dalla repressione, dallo spettro della guerra, della crisi economica, ambientale, politica, dal controllo feroce sui nostri corpi e sui nostri desideri, vogliamo partire proprio dalla consapevolezza di quelle radici, che ci ricordano che non potremo mai essere davvero cancellate e cancellati. E in questo troviamo nuova forza per affermare che è legittimo avere paura. Abbiamo paura. Ma è altrettanto legittimo e necessario continuare a COLTIVARE LA SPERANZA E A CREDERE NELLA LOTTA.

ABBIAMO PAURA, non ci nascondiamo né vergognamo per questo. Anzi, vogliamo che si sappia. Paura per le nostre vite, per i contorni minacciosi che assume la società in cui viviamo. Siamo spaventat* dalla possibilità di essere aggredit* per strada, bullizzat* sui social, minacciat*. Ci preoccupa la delazione, l’esposizione pubblica forzata. Abbiamo timore di perdere il lavoro o di non trovarlo affatto, o che ci venga rifiutato un contratto di affitto per gli stigmi sociali che le destre hanno sdoganato. Abbiamo paura di non ricevere cure mediche adeguate ai nostri corpi e rispettose delle nostre identità e sessualità; di essere infantilizzat*, ridott* alla somma delle nostre abilità, alle conformità dei nostri corpi; di essere invalidat* e giudicat* perché viviamo con HIV. Abbiamo paura di venire uccise per aver negato il nostro consenso, lasciato il nostro compagno, fatto coming out con le nostre famiglie. Di non poter scegliere la vita che vorremmo vivere, e i modi in cui vogliamo farlo.

Abbiamo paura per il nostro futuro e per quello delle nostre figlie e dei nostri figli. Bambin* con genitrici/genitori a cui lo Stato non riconosce la doppia maternità/paternità alla nascita, obbligando le famiglie a lunghe trafile nei tribunali per adottarl*, e neppure con una piena adozione ma con quella speciale. Mentre altri bimbi e bimbe sono resi universalmente illegali, figl* di un reato.

Temiamo il soffiare dei venti di guerra e che l’Europa si unisca sotto un unico elmetto. Che quel parlamento europeo nelle cui risoluzioni, direttive e raccomandazioni abbiamo spesso trovato supporto – come per il riconoscimento della genitorialità delle coppie omosessuali; per la protezione internazionale per le persone LGBTQIA+ che fuggono dalle persecuzioni nei paesi d’origine; per la prevenzione delle discriminazioni e per il contrasto ai crimini di odio – si trasformi trainato dalle destre, orientandosi verso la mera difesa dei propri nazionalismi, lasciandoci ancora più soli e sole.

Abbiamo paura che le nostre legittime rivendicazioni e la difesa dei nostri diritti vengano usati come pretesti per legittimare interventi militari, guerre e genocidi. Ad esempio in Afghanistan, dove le donne sono lasciate a soffocare sotto la violenza dell’apartheid di genere; o in Palestina scenario della messa in atto di un progetto genocida e colonialista, nell’indifferenza e nel silenzio pressoché globali.

Abbiamo paura del kit di sopravvivenza esibito sorridendo dalla commissaria europea alla Gestione delle crisi, Hadja Lahbib. Paura di un’Europa che usa la retorica della difesa dell’Occidente democratico e civile come strumento di propaganda per il riarmo, per aumentare le spese militari, per convertire le industrie meccaniche in crisi, far entrare l’esercito nelle scuole, ripristinare la leva obbligatoria. Paura per la costruzione di un’idea di Europa come potenza imperialista e contro i popoli migranti. È di un altro kit che abbiamo bisogno: strumenti di sicurezza per le donne a rischio di femminicidio, per le vittime di infortuni e omicidi bianchi nei posti di lavoro, per le giovani trans o gender variant a rischio suicidario, per impedire le terapie di conversione, per le persone in movimento da paesi segnati da guerra, carestia, povertà.

In questi dieci anni abbiamo vissuto il MIRAGGIO DELLE APERTURE INCLUSIVE nel nostro Paese, di una politica che stancamente, con tentennamenti, ipocrisie e compromessi comunque inaccettabili, ha talvolta provato – a fatica, senza coraggio e visione – a stare al passo con una società civile molto più aperta e progressista. Poi, abbiamo visto quel miraggio svanire.

Già dai primi atti del governo Meloni tutto è stato chiaro.

Gli attacchi alle persone trans*, in particolare alle giovani e giovanissime, la legge sul reato universale per la GPA, gli atti contro le famiglie omogenitoriali. E poi il fantasma del gender usato per tenere l’educazione affettiva e sessuale fuori dalle scuole, censurando i e le docenti che non si comportano secondo il codice etico del ministro Valditara nei programmi didattici. Il divieto dell’uso del linguaggio ampio e dell’identità alias nei posti di lavoro pubblici e istituzionali. La richiesta alle Università di farsi delatrici. La concessione di spazi e fondi a chi vuole negare l’autodeterminazione sui nostri corpi, negare il diritto all’aborto e a una sessualità libera e consapevole, a chi vuole spacciare la tortura delle terapie di conversione come cura dei nostri orientamenti sessuali.

VENDETTE POLITICHE, RISARCIMENTI, RASSICURAZIONI E RICOMPENSE PER LE LOBBY PROVITA che hanno sostenuto l’ascesa del governo Meloni.

Un governo che vuole abituarci alla violenza di Stato fatta di respingimenti, codici etici, decreti Caivano, ai lager dei CPR, ai fogli di via e ai manganelli: soluzioni semplicistiche con le quali isolano i soggetti che creano disturbo. Come la criminalizzazione di chi protesta e manifesta dissenso, per la cui approvazione si sono forzate le prassi costituzionali, con il DL Sicurezza. Soluzioni repressive e securitarie che ci vengono propinate anche per contrastare la violenza maschile e di genere, con telecamere, braccialetti elettronici, inasprimento delle pene, ergastolo. Invece che politiche di prevenzione che vadano all’origine della violenza di genere, del razzismo, dell’odio contro i corpi non conformi, e che ne curino le cause.

IN QUESTI ANNI ABBIAMO CREDUTO NELLA POSSIBILITÀ DEL CAMBIAMENTO. Non abbiamo smesso un attimo di lottare, ma più i nostri movimenti crescevano più l’inadeguatezza della sinistra diventava lampante mentre la risposta delle destre si faceva sempre più spietata e feroce. E oggi che quelle destre hanno conquistato il potere, ci ritroviamo a dover lottare perché le libertà e i diritti non vengano travolti. Oggi abbiamo paura che la Storia che ci sembrava marciasse dritta verso il progresso ci tradisca e cominci a camminare all’indietro, non solo nel nostro paese ma a livello globale.

L’agenda politica delle destre mondiali è ricca e varia, ma UNITA NELL’ATTACCO ALLA COMUNITÀ QUEER. Dagli USA di Trump all’Ungheria di Orbàn, dalla Russia di Putin all’Iran dei Pasdaran, dall’Arabia Saudita di re Salman alla repubblica dittatoriale dell’Uganda, in tanti paesi del mondo non solo ci sono ancora enormi ostacoli da rimuovere per difendere la vita e i diritti delle persone LGBTQIA+, ma si stanno allargando le politiche misogine e omolesbobiatransfobiche. Lo vediamo con la criminalizzazione della comunità arcobaleno, con l’affermazione violenta del modello unico della famiglia tradizionale e con l’individuazione delle persone trans* e gender non conforming come capro espiatorio in tutto il mondo – come dimostra anche la sentenza della Corte Suprema del Regno Unito. E le conseguenze sono materiali e immediate: la soppressione dei diritti, l’inaccessibilità alle cure per l’affermazione del genere e l’aumento esponenziale della violenza.

IL MOVIMENTO LGBTQIA+ E IL TRANSFEMMINISMO SONO NEMICI GLOBALI PERFETTI PERCHÉ SPINTE PROPULSIVE AL CAMBIAMENTO CHE, NONOSTANTE TUTTO, NON SI FERMANO MAI.

PERCHÉ LE NOSTRE STESSE ESISTENZE SRADICANO LE GERARCHIE DI POTERE. Scombinano le divisioni sempre e soltanto binarie, tra generi, classi, orientamenti sessuali, etnie, corpi, stili di vita: maschio e femmina, etero e non etero, cis e trans, bianco e non bianco*, occidentale e non occidentale, ricco e povero*, famiglia naturale e non naturale, corpo conforme e corpo mostruoso.


PERCHÉ LA NOSTRA AGENDA POLITICA RIVOLUZIONA LO STATUS QUO, scardina le discriminatorie e obsolete norme del sistema dominante, riconosce il valore delle differenze, la costellazione delle identità, le molteplicità di modelli relazionali e familiari.

La nostra visione intersezionale parla di esclusione e di privilegi che si combinano a formare le nostre vite. Non abbiamo paura di guardarci e scoprirci anche privilegiat*, perché la presa di coscienza dei propri privilegi è il fondamento del cambiamento: solo così possiamo costruire alleanze in cui, nel riconoscimento delle nostre reciproche storie, superiamo le oppressioni di sistema e i pregiudizi interiorizzati.

PERCHÉ SAPPIAMO CHE LA STRATEGIA DOMINANTE DELLE DESTRE, POLITICAMENTE VINCENTE NEI MOMENTI DI CRISI, È QUELLA DI RACCOGLIERE CONSENSO ATTRAVERSO LA CRIMINALIZZAZIONE DI INTERE CATEGORIE UMANE. Quelle categorie che si discostano dalla norma eterocispatriarcale, bianca, abile, borghese: non solo la comunità queer quindi ma anche migranti, donne che non fanno figli e figlie per la patria, persone povere, persone razzializzate, chiunque non rientri nei canoni arbitrari cari alle destre. Sappiamo che l’intento non è solo raccogliere facili consensi facendo leva sull’ancestrale paura del diverso: è anche quello di frammentare tutte quelle soggettività che dai margini avrebbero interesse a unirsi per difendere lo stato sociale, il lavoro dignitoso e il reddito, la salute per tuttu, l’istruzione laica e plurale, il diritto alla casa, all’autodeterminazione. Rivendicare il diritto di esistere come si è.

VOGLIONO DIVIDERCI. Provano a metterci l’una contro l’altro, spingendoci a ingaggiare una gara che ha come premio il riconoscimento del sistema, meritato da chi si dimostra più conforme, maggiormente corrispondente ai modelli patriarcali, alle categorie considerate buone e funzionali. Assimilabili. Una gara per non finire ai margini del margine: essere così salvi e salve, finalmente affrancat* dalla paura.

PERCHÉ SAPPIAMO RIMANERE UNITI E UNITE. Anche se alcuni e alcune rispondono al fascino lusinghiero delle sirene del potere e per opportunismo svendono il loro attivismo alla narrazione delle destre, noi rifiutiamo invece di prestarci a questa gara con cui pensano di mettere alla prova la comunità LGBTQIA+, e ci sottraiamo con forza e convinzione. Non lasceremo che i nostri privilegi ci tengano ancora un po’ al sicuro sfruttandoli per ottenere riconoscimenti esclusivi: essere queer e transfemminist* significa riconoscerci tutt* simili e unit* nell’essere ai margini, pur nelle nostre specificità. Significa che nessun* verrà lasciat* indietro, nessun* sarà dimenticat*.

PERCHÉ SAPPIAMO COLTIVARE LA CURA DELLE RELAZIONI, essere una comunità dialogante e solidale che sa abitare il conflitto nelle sue differenze. Sappiamo essere radicali, perché andiamo alla radice della questione: NON VOGLIAMO RIENTRARE NEI CANONI MA ROVESCIARLI, NON VOGLIAMO ESSERE INCLUS* NEL SISTEMA, VOGLIAMO SMANTELLARLO DALLE FONDAMENTA.

Vogliamo quindi scriverlo a chiare lettere perché non ci sia alcun equivoco: NON ESISTE LGB SENZA TQIA+. Persone lesbiche, gay, bisessuali, trans*, intersessuali, asessuali e aromantiche, persone con identità e sessualità kink e fetish, tutte le soggettività queer: siamo un’unica meravigliosa e sfaccettata comunità. Non ci presteremo a lasciare indietro parti di noi per mostrarci più accettabili e rassicuranti. Non esiste salvezza nel perimetro di questo sistema patriarcale, omolesbobiatransfobico, macista, sessista, militarista, capitalista, razzista, abilista, grassofobico, specista, colonialista, violento e repressivo, senza che il sistema tutto venga ripensato. SIAMO UN’ERBA FIERAMENTE CATTIVA CHE TORNERÀ CONTINUAMENTE A INFESTARE LO STATUS QUO.

PERCHÉ RIFIUTIAMO DI METTERCI AL SERVIZIO DEL CAPITALE di rendere le nostre vite merce di scambio per guerre commerciali di aziende che dopo aver sfruttato le nostre lotte, capitalizzato con la nostra comunità, lucrato sulle nostre istanze, oggi seguono il nuovo vento che soffia voltandoci le spalle, dimostrando che avevamo ragione: quelle sponsorizzazioni, anche di molti Pride, sono state semplici strategie di marketing e non una reale condivisione dei nostri orizzonti valoriali e politici. Ma i nostri diritti e le nostre vite non sono in vendita.

 

Ci hanno definito “offensivi e divisivi”. Continueremo ad esserlo. E non ci scuseremo per il disturbo: dissentiremo e disobbediremo soltanto più forte. Nelle piazze, nelle scuole, nei posti di lavoro, in casa e in famiglia: portando la forza dei nostri vissuti, raccontando i nostri percorsi, mostrando la meraviglia delle nostre famiglie, la gioia dei nostri corpi, la furia dei nostri desideri.

 

SIAMO LA SPINA NEL FIANCO DI CHI DIFENDE UN’INESISTENTE TRADIZIONE: I NOSTRI CORPI SONO QUI DA SEMPRE, I NOSTRI VISSUTI NON CESSERANNO DI ESISTERE. SIAMO NOI LA VERA TRADIZIONE.


Siamo radici che tengono memoria delle lotte passate, da cui crescono foglie e rami che conducono verso il futuro.

Siamo gramigna che si diffonde per decostruire le forme del linguaggio con cui il sistema patriarcale si racconta e si riproduce.

Siamo clorofilla perché la cura per il pianeta è intrecciata alla cura per la vita che lo abita.

Siamo elleboro velenoso per la classe di ipocriti che vuole prosperare attraverso oppressione, guerra, genocidi, espropriazione delle risorse dei paesi colonizzati.

Siamo orchidee perché la nostra bellezza è carnale e terrena, perché il nostro corpo trascende ogni genere.

Siamo linfa che nutre il pensiero critico e libera la capacità di pensare l’utopia di un mondo e di un modo diversi, nuovi, senza confini e barriere, senza oppressione.

Siamo INESTIRPABILI, come i papaveri rossi della resistenza che torneranno sempre a fiorire.